Chi ve lo fa fare a essere in Protezione Civile? Rispondiamo con le belle parole scritte da una nostra volontaria per il giornalino "Volontariamente" (Anno 3, Nº 2, marzo 2013), all'epoca in Protezione Civile da soli 5 mesi e, come da regolamento, ancora volontaria "in prova".
Una delle domande che mi sono state rivolte al primo colloquio in Protezione civile è stata: "Per quale motivo vuoi farne parte?". La mia risposta è stata semplice... "Voglio far parte di un gruppo"! Mi presento. Sono Silvia, una dei nuovi aspiranti volontari del gruppo Venezia A.& A., ho 22 anni e credo in ciò che faccio. Quello che più mi ha spinta a diventare volontaria, (o meglio quasi volontaria) è stata la voglia di appartenere a un gruppo i cui ideali rispecchiano i miei, e nel quale le persone sono legate da un filo trasparente ma molto speciale: l’altruismo.
Ho sempre pensato che la figura del volontario fosse alquanto contraddittoria, infatti opera per generosità ma al tempo stesso per egoismo, facendo del bene a sé stesso donando agli altri.
Lo ammetto, dare il mio tempo mi rende felice e orgogliosa di ciò che faccio. Sarà perché ne faccio parte da poco, sarà la mia giovane età, sarà l’entusiasmo della "matricola", eppure vi assicuro che ne vado veramente fiera, anzi ne vado così fiera che potrei girare senza alcun problema per Venezia con la mia tuta arancione da lavoro, perché nel momento in cui la indosso, rappresento ciò che sono, ciò che siamo e ciò che facciamo.
Assomiglia molto alla politica del prendere due piccioni con una fava, stare bene facendo del bene, e il risultato è straordinariamente banale: Bene per tutti.
Allora mi domando perché c’è ancora gente che mi chiede "perché lo fai?", perché non riesce a capire cosa ci spinge a operare per una calamità?
Forse non è chiara una cosa: noi non ci diamo da fare per nulla per non avere nulla in cambio!!! Anzi, noi veniamo ripagati da qualcosa che vale molto di più del denaro!!! A noi viene detto grazie, e quando non ci viene detto è sottointeso da un sorriso o semplicemente da uno sguardo. Ed ecco che magicamente è stato dato un senso a ciò che facciamo. Questo è il trucco per capire in che cosa crede il volontario.
Infine, quando qualcuno mi chiederà "ma chi te lo fa fare?", io orgogliosamente gli risponderò con un’altra domanda: "E a te, chi non te lo fa fare?".